mercoledì, 12 marzo 2008
Un altro assorbimento
Certe volte quando scrivo non mi accorgo.
Del tempo che passa. Delle storie che nascono, muoiono o si trasformano.
Certe volte scrivo, cancello, riscrivo poi dimentico.
I primi tempi pensavo di non essere abbastanza coinvolta, se potevo respirare in simbiosi con un certo personaggio (barra trama barra situazione barra vita) poi a un certo punto semplicemente smettevo. Stop. Fine. Chiuso.
Adesso penso che sia l'unico modo.
Per lasciarmi assorbire da loro poi, a un certo punto dell'immersione, quando mi manca il respiro da troppo tempo e inizio ad arrancare, allora risalgo. Tiro fuori la testa, mi scrollo l'acqua dai capelli e raggiungo la riva. Dell'immersione appena conclusa mi restano brevi flash che col tempo si diradano. Mi stacco proprio la testa da quelle voci lasciate là sul fondale.
E' successo così con una storia lunga che fin ora ho chiamato 'Il Nero'. Sei mesi tondi di lavoro - immersione - assorbimento quasi totale. Esattamente il lasso temporale in cui ho chiuso nell'armadio 'Cicatrici'. Li si potrebbero definire incastri perfetti, in questo caso (ma poi la perfezione non esiste, per cui).
Di sicuro è una storia che ancora cerca il latte e le coccole della mamma. E' venuta al mondo senza sapere bene dove fosse, come e perché. Neanch'io lo sapevo. La seguivo in quei meandri che voleva mostrarmi, mi trascinava, e non mi sono mai fatta troppe domande. Correvo. Forse è la prima volta che ho lasciato guidare lei, la storia, con in tasca la mia patente (senza preoccuparmi della direzione, intendo). Ed è stato un viaggio davvero strano, surreale e contorto (come me del resto).
Però oggi 'Il Nero' mi ha richiamato in quel fondale, grazie a uno scrittore, Patrizio Pacioni, che ne ha letto un breve stralcio a fine 2007 e lo ha pubblicato nel suo ricco sito-portale.
[ Patrizio un abbraccio di cuore, sono senza parole.]
Da QUESTA pagina si possono rintracciare tutti i racconti, tra cui 'Lasciarlo andare' - frammento da 'Il Nero' (titolo provvisorio). E' possibile scaricare un meraviglioso file in word.
Un assaggio:
"Apre gli occhi e si maledice.
La radiosveglia sul comodino segna le quattro.
Porca puttana, adesso anche di notte mi perseguita?
Sposta il corpo appoggiandosi sul fianco sinistro. Osserva la finestra chiusa, qualche raggio di luna filtra fino al letto, stria le lenzuola felpate.
Non è lui, il Nero, che la perseguita.
Ne è consapevole tra la foschia dei ragionamenti appiccicati alla faccia.
E’lei che non riesce a smettere di pensarci. Quando qualcosa manca (come un pezzo di carne strappata e poi lasciata a pulsare in modo che gli occhi la vedano), quando è così c’è poco da fare. Aspettare che passi, sperare che passi in fretta. Presto insomma. Sopportare e sperare.
Sperare?
Riapre le palpebre e si maledice di nuovo.
Bisogna chiudere e andare avanti.
Parlerà coi muri se proprio non ce la farà a tacere.
Prima però deve sapere. Sapere e basta senza andare oltre.
Capire se sta bene, dov’è e come se la passa. Poi potrà lasciarlo andare.
Lasciare andare qualcuno è la dimostrazione di quanto la vita sia insensata, ingiusta e superiore agli affetti.
Lasciarlo.
Andare."

@Foto BG
Del tempo che passa. Delle storie che nascono, muoiono o si trasformano.
Certe volte scrivo, cancello, riscrivo poi dimentico.
I primi tempi pensavo di non essere abbastanza coinvolta, se potevo respirare in simbiosi con un certo personaggio (barra trama barra situazione barra vita) poi a un certo punto semplicemente smettevo. Stop. Fine. Chiuso.
Adesso penso che sia l'unico modo.
Per lasciarmi assorbire da loro poi, a un certo punto dell'immersione, quando mi manca il respiro da troppo tempo e inizio ad arrancare, allora risalgo. Tiro fuori la testa, mi scrollo l'acqua dai capelli e raggiungo la riva. Dell'immersione appena conclusa mi restano brevi flash che col tempo si diradano. Mi stacco proprio la testa da quelle voci lasciate là sul fondale.
E' successo così con una storia lunga che fin ora ho chiamato 'Il Nero'. Sei mesi tondi di lavoro - immersione - assorbimento quasi totale. Esattamente il lasso temporale in cui ho chiuso nell'armadio 'Cicatrici'. Li si potrebbero definire incastri perfetti, in questo caso (ma poi la perfezione non esiste, per cui).
Di sicuro è una storia che ancora cerca il latte e le coccole della mamma. E' venuta al mondo senza sapere bene dove fosse, come e perché. Neanch'io lo sapevo. La seguivo in quei meandri che voleva mostrarmi, mi trascinava, e non mi sono mai fatta troppe domande. Correvo. Forse è la prima volta che ho lasciato guidare lei, la storia, con in tasca la mia patente (senza preoccuparmi della direzione, intendo). Ed è stato un viaggio davvero strano, surreale e contorto (come me del resto).
Però oggi 'Il Nero' mi ha richiamato in quel fondale, grazie a uno scrittore, Patrizio Pacioni, che ne ha letto un breve stralcio a fine 2007 e lo ha pubblicato nel suo ricco sito-portale.
[ Patrizio un abbraccio di cuore, sono senza parole.]
Da QUESTA pagina si possono rintracciare tutti i racconti, tra cui 'Lasciarlo andare' - frammento da 'Il Nero' (titolo provvisorio). E' possibile scaricare un meraviglioso file in word.
Un assaggio:
"Apre gli occhi e si maledice.
La radiosveglia sul comodino segna le quattro.
Porca puttana, adesso anche di notte mi perseguita?
Sposta il corpo appoggiandosi sul fianco sinistro. Osserva la finestra chiusa, qualche raggio di luna filtra fino al letto, stria le lenzuola felpate.
Non è lui, il Nero, che la perseguita.
Ne è consapevole tra la foschia dei ragionamenti appiccicati alla faccia.
E’lei che non riesce a smettere di pensarci. Quando qualcosa manca (come un pezzo di carne strappata e poi lasciata a pulsare in modo che gli occhi la vedano), quando è così c’è poco da fare. Aspettare che passi, sperare che passi in fretta. Presto insomma. Sopportare e sperare.
Sperare?
Riapre le palpebre e si maledice di nuovo.
Bisogna chiudere e andare avanti.
Parlerà coi muri se proprio non ce la farà a tacere.
Prima però deve sapere. Sapere e basta senza andare oltre.
Capire se sta bene, dov’è e come se la passa. Poi potrà lasciarlo andare.
Lasciare andare qualcuno è la dimostrazione di quanto la vita sia insensata, ingiusta e superiore agli affetti.
Lasciarlo.
Andare.
@Foto BG
Ideato da BarbaraGozzi | commenti (popup) | commenti
categoria: amore, donne, info, solitudine, morte, mancanze, urlare, il nero, viscere, frammenti di scrittura, segnalazioni importanti, photo ba, idee x testi futuri ma anche no
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