sabato, 22 settembre 2007
Genocidio Turco degli Armeni - Diego Cimara
"Sulla via per Deir-ez-Zor ci hanno staccato, noi bambini, e portati in una valle e messi in fila. Ci hanno fatto sedere su un prato. Non sapevamo cosa sarebbe successo dopo. Uscendo dalle file, mia madre venne parecchie volte da noi, ci baciò e tornò indietro. …. Quando mia madre venne per l’ultimo volta, ci baciò come una pazza, era vestita solo della sottoveste … Noi bambini non sapevamo nulla di ciò che accadeva. Strappavano loro i vestiti una dopo l’altra … e tagliavano la testa con un’ascia e gettavano i corpi nella valle. Mia madre venne per l’ultima volta, ci baciò e tornò indietro. Aveva dato una moneta d’oro alla sentinella ogni volta che veniva da noi, i suoi tre bambini per baciarci."
Foto : @ Armin T.Wegner all right reserved
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Questo è l’inizio della Premessa:
" … gli Armeni si presentano come una popolazione non assimilabile e perciò nel 1915 si procede con l’eliminazione dei maschi attraverso un obbligo di leva che va dai sedici ai sessantacinque anni. … Subito dopo tocca ai notabili, ai vescovi e ai preti Armeni. Le abitazioni, le scuole, le chiese, i conventi, i collegi, gli alberghi Armeni vengono distrutti o requisiti. La popolazione rimasta, donne, vecchi, bambini e malati viene deportata verso destinazione ignota con l’intenzione di eliminarla. Lungo la strada si cerca di fiaccare la determinazione delle donne, attraverso lo stupro delle ragazze e delle giovani spose. I bambini, dopo essere stati immediatamente circoncisi e infibulati, vengono usati come schiavi o concubini delle famiglie che li adottano, li acquistano o li rapiscono. … Le cifre parlano di due milioni di deportati: un milione e mezzo di vittime, cinquecentomila sopravvissuti.
…
Il negazionismo di questo barbaro massacro, questo primo grande genocidio, con cui si è aperto il nostro secolo, e il suo rapido oblio hanno ribadito quella legge che regola la storia dove ‘ogni amnesia è in un certo senso un’amnistia’."
Inizia così il saggio.E già qui ho chiuso il libro. Cos’altro c’è da dire? Mi sono chiesta. A parte il fatto che gli esseri umani fanno schifo (e ho usato un termine soft).
Questo saggio nasce dall’intento di Cimara, giornalista, di dare una voce alle 18.563 pagine scritte dal nonno, Zarian Costant ritrovate in una cassapanca vecchia. Cimara studia e approfondisce il materiale che include oltre agli scritti anche dischetti dove Costant salvava le informazioni che avrebbe poi usato per le lezioni universitarie e i suoi numerosi scritti (saggi, poesie, analisi teologiche, sociopsicologiche, drammaturgiche e geopolitiche). La teoria che porta avanti Zarian Costant è evidente: gli Armeni sono stati sterminati per soddisfare l’esigenza degli uomini al potere dell’impero ottomano che vedevano nella questione armena una fastidiosa spina nel fianco. Una razza che non doveva crescere né mischiarsi alle altre.
Di fatto tutto il saggio è incentrato sulla figura di Zarian Costant, attraverso il racconto della sua vita Cimara mostra le fasi di preparazione, esecuzione e insabbiamento del genocidio armeno senza però risultare ossessivo o ridondante. D’altra parte gli occhi che vedono e le labbra da cui escono dialoghi e descrizioni sono quelli del nonno.
Ne emerge prepotentemente la figura di un uomo, poeta e drammaturgo, isolato per il suo impegno verso la questione armena ma anche per natura. Per esigenza, si potrebbe dire. Costant viaggia di continuo, è per lui motivo di stimolo e approfondimento. E’ un uomo controverso insomma, Cimara lo tratteggia con un portamento dignitoso anche se eccessivamente eretto che lo fa assomigliare a un despota dittatoriale (ricordo degli obblighi collegiali). Veste bene, fuma tabacco inglese nella pipa e nei gusti alimentari è abbastanza abitudinario. Eppure è un tipo curioso, inesauribile, che si fa domande di ogni tipo e non si risparmia. Cerca, scava, raccoglie informazioni e le divulga. Ma sa anche essere pigro, maleducato e brutale. Dicevo, un uomo controverso quanto geniale. Ma Costant non è soltanto un documentarista, uno che osserva e registra informazioni. E’ anche un narratore apprezzato, le sue produzioni sono numerose come le sue idee sulla struttura di un testo narrativo. Oggi li chiameremmo i trucchi per fare un bestseller (e già immagino Zarian Costant menare le mani). Comunque. In sintesi (senza volervi togliere il piacere di queste pagine squisitamente delicate e intriganti) la Bibbia di Costant per favorire il piacere della lettura comprendeva: nessuna descrizione degli ambienti (la noia è una pessima compagna), banditi i prologhi (inutili) e le descrizioni dettagliate dei personaggi, pochi punti esclamativi e, dopo altre regole, quella che ho trovato davvero sublime ovvero ‘eliminare le parti che il lettore salterebbe’.
Per tornare sul seminato, in mezzo alle narrazioni a tratti ironiche e quasi buffe di quest’uomo decisamente fuori dal comune, Cimara prosegue nel ripercorrere le tappe della vita del nonno e con esse le evoluzioni storiche.
Già nel 1906, infatti, Costant scriverà. “ Noi Armeni, da sempre guardati con sospetto dal popolo mussulmano, anche per la nostra religione cristiana, di cui siamo fortemente fieri e convinti, siamo diventati una popolazione assai scomoda per il governo centrale, trovandoci tra l’altro ad essere una sorta di ‘cuscinetto’ tra l’impero ottomano ed il grande impero zarista ed avendo ripetutamente avanzato richieste di autonomia da Costantinopoli.”. Dalla lettura di questi anni emerge una fase di preparazione al genocidio disarmante. E tutto sotto gli occhi di un’Europa indifferente che lascia il potere nella mani dei Giovani Turchi, movimento rivoluzionario estremamente nazionalistico (e per questo ostile agli ‘stranieri impuri’ Armeni).
Il saggio in effetti è l’intreccio, la fusione di riassunti degli avvenimenti storici dove la voce di Cimara mi sembra più forte e decisa che introducono i resoconti del nonno sulle realtà vissute fino ad arrivare alle parti puramente narrative dove Costant diventa il protagonista di una storia, sì vera, ma tratteggiata con tutti gli elementi di un romanzo delicato che cerca di cogliere ogni sfumatura e contraddizione. Il mix può risultare contraddittorio all’inizio o forse è sembrato a me perché precedenti saggi che ho letto erano impostati con un unico linguaggio e un rigore quasi scientifico. Questo libro no e devo dire che è il suo punto di forza. Non credo che una tematica così grave e controversa possa essere affrontata per ben 252 pagine con rigidità. Ci sono così tante anime che urlano in mezzo alla voce di Costant che chiuderle dentro a rigorosi schemi è impensabile. Oltre al fatto che l’intento di Cimara è quello di recuperare l’immenso lavoro del nonno e riportarlo alla luce in modo che tutti, oggi, possano riconoscere il valore e l’importanza di una vita dedicata a scrivere soprattutto di tragedie vere. Dure. Assurde. Legalizzate nel silenzio. Sangue. Scomparse. Violenze. Terrore. Tutto concentrato in un’unica vita vissuta di certo intensamente con l’intento di non mollare la presa, anzi, di registrare ogni particolare.
La narrazione è piena di aneddoti, personaggi che si alternano e raccontano tante piccole e miserabili anime che si lasciano vivere mano a mano chi incontrano Costant e con lui instaurano dialoghi o rapporti duraturi tra un viaggio e l’altro.
Di certo è un libro crudo. Diretto. Lucido nel suo tentare di riunire tanti fili. Tante voci che sono poi la stessa, quella di Costant che ha raccolto davvero ogni conchiglia.
Non è una lettura facile, tutt’altro. Io ho faticato. Certe pagine se lette davvero col cuore, ascoltando il suono delle parole e addentrandosi nei meandri dei significati sono strazianti. Decapitazioni. Violenze carnali. Sadismi. La politica del terrore. Torture di ogni tipo. Sfruttamenti. Morti per fame tra il piscio e la merda. Cataste di corpi sparsi. Pestilenze. Gente che pur di sopravvivere mangia cani e topi. E mi fermo. Non sono una con lo stomaco ‘forte’, mi sembra evidente. Nonostante i bombardamenti dei tg giornalieri ancora mi viene la pelle d’oca quando appaiono certe immagini. Per cui.
Per cui questo saggio è stata una delle sfide più dure per me. Davvero.
Eppure non si può non sapere.
>> Il resto su Lankelot
>> 'Genocidio Turco degli Armeni', Diego Cimara, Editing Edizioni (Novembre 2006) su ibs
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