sabato, 15 settembre 2007

I settantottini ...

Che io sia nata nel '78 direi che non c'è dubbio.
Però di recente ho scoperto due settantottini destinati a lasciare  il segno, secondo me. Di quelli che non puoi ignorare neanche se pensi (come molti della mia generazione e di quelle successive): 'non me ne frega un cazzo della politica, della demagogia, del passato recente che tanto non si capisce mai niente, dell'unità d'Italia nè di questa Italia marcia che si sfascia ogni giorno un pò.'
Ecco.
Leggete qualcosa di loro e se non cambiate idea allora ne parliamo.
Sto parlando di Simone Sarasso del quale sto leggendo 'Confine di Stato', ultima edizione ampliata per Marsilio (prima edizione del 2006 esaurita per Effequ Edizioni). Simone ha un blog dove si confronta ed espone il suo 'vivere oggi tra passato, presente e futuro', ve lo consiglio. E'un settantottino intelligente, vivace, educato e colto. Il suo libro è un viaggio tra il 1954 e il 1972 in Italia e c'è di tutto. Veramente. Comunque lo sto leggendo per cui ne parlerò più esaustivamente in futuro.
Dalla quarta di copertina:
'Erano sbirri corrotti, traditori della Repubblica, politici con le mani sporche di sangue, spacciatori irlandesi in affari con Cosa Nostra, ragazzi in nero pronti a tutto. Se solo un istante delle loro esistenze avesse imboccato una strada diversa, l’Italia come noi la conosciamo non sarebbe esistita…
Tra il 1954 e il 1972 questa gente teneva in pugno il Paese. Senza di loro, la Storia italiana sarebbe tutta un’altra storia. Da Milano a Roma, da Cuba a New York, un viaggio nero e amaro alle radici di un’Italia senza eroi. La storia di un Paese dilaniato dalle stragi, fatto a pezzi dalle guerre di partito, cresciuto nel sangue.
Un’Italia che ha perso il ricordo dell’onore e dell’innocenza, dove le ideologie sono andate a farsi benedire da un pezzo.
In mezzo a tutto questo si muove andrea Sterling, un personaggio che è la personificazione del male, il filtro nero che unisce i delitti più efferati e oscuri compiuti nel nostro Paese.'
Simone ha scritto un altro libro pubblicato da Effequ ' Turkemar'
: Torino, Italia, Seconda Guerra Mondiale. In un Paese dilaniato dalle bombe e occupato dai Nazisti un ragazzo e il suo violino ce la mettono tutta per sopravvivere e scansare le pallottole. Nel 1940 il fante semplice Ferdinando Buscaglione non era nessuno. Dieci anni dopo quel ragazzo s’era fatto uomo, e l’Italia riempiva i night club per ascoltare la sua voce. Un thriller mozzafiato per raccontare la storia del Grande Fred: gli amori, le amicizie, la musica. E il prezzo da pagare per diventare il numero uno.

Il secondo settatottino l'avevo già 'conosciuto' on line alcuni mesi fa con un racconto apparso su Books and other sorrows di F.Mazzucato che mi aveva letteralmente colpito. Un pugno in faccia. Sto parlando di 'Nebbia' che vi consiglio assolutamente sia per la lunghezza molto adatta al web ma sopratutto per l'atmosfera...
Gianfranco Franchi è brillante, attento e acuto, legge di tutto e ha una cultura che dire invidiabile è riduttivo oltre a essere gentile e disponibile. Si interessa del passato recente dell'Italia, Gianfranco, l'ha studiato e si è formato opinioni che lo portano ad avere precise visioni sul presente e sul futuro nebuloso che ci aspetta. E'appena uscito l'ultimo libro di Gianfranco che sto aspettando 'Pagano' per le  edizioni Il Foglio ma ha già pubblicato con  lo stesso editore un altro libro 'Disorder' ('una raccolta di racconti che denuncia l'appiattimento della vita quotidiana' - Gordiano Lupi). Come dicevo li sto aspettando entrambi (ps. grazie GF) però vi suggerisco di leggere l'ottimo post apparso su Letteratitudine di M.Maugeri a proposito di 'Pagano', se leggete fino in fondo i commenti è impossibile non rimanere affascinati dalle conoscenze e le capacità analizzative di Gianfranco. Anche qui mi direte se sbaglio. Anche Gianfranco comunque ha una 'casetta' web, Lankelot, un portale culturale che stimola interventi critici di varia natura ma sopratutto sprona le menti a ragionare (con la propria testa si intende) e non lesina in analisi approfondite e punti di vista.
Dal sito di Il foglio:
' Pagano è la risposta a una serie di domande. Come vivono gli intellettuali del nostro tempo? Qual è la condizione dei letterati onesti, nella popolosa giostra dell’industria culturale? Qual è il ruolo giocato dallo Stato e dalla morte della patria nelle vite degli intellettuali e dei letterati postmoderni? Quali sono le reali condizioni contrattuali proposte dalle aziende agli umanisti, e a quale prezzo si può conquistare autonomia e indipendenza? Che senso ha studiare storia quando la storia d’un popolo non è più condivisa da mezzo secolo abbondante? Che significa “espressione del territorio”? Cosa rimane, infine, d’una generazione già vecchia a trent’anni, scavalcata da cambiamenti epocali, frastornata dall’impossibilità di diventare adulta, costretta soltanto a conservare? Pagano è il credo di chi è estraneo alla corruzione e alla decadenza, e non vuole smettere di combattere. All’ultimo sangue. '

Questi settantottini sono la dimostrazione che esistono ancora 'quelli che scrivono con il cuore, l'anima e l'intelligenza'. Quelli che si fanno domande che vanno oltre a 'perchè oggi ho finito il latte per il cappuccino?'. Quelli che non si fanno intimidire dalla moltitudine di versioni sul passato recente, sulla politica complessa e nebulosa, sugli eventi incomprensibili e le ingiustizie macchiate di sangue, corruzione, politica, economia, mafie varie, poteri vari  e viadicendo.
Li ammiro questo settantottini, senza ipocrisia. E non mi vergogno a riconoscere la grande forza che trasmettono e che dovrebbe arrivare anche alle nuove generazioni allo sfascio, senza ideali, senza aspettative, passive o attive in modo malato e forzoso. Che non sanno cos'è successo all'Italia nell'ultimo secolo e non capiscono cosa fanno tutti 'stì politici a parte rubare soldoni ai cittadini.
Ebbene.
Oggi vi lascio questo messaggio: leggete Simone Sarasso e Giafranco Franchi.
Fatelo e basta, senza troppe domande.
Combattete quando qualcosa non vi è chiaro o non siete sicuri di poter capire davvero.
Non arrendetevi.
Ne vale la pena se.
Se volete uscire dal silenzio, dalla passività, dall'incapacità di comprendere. Intendiamoci: non credo che Simone e Gianfranco abbiano la pretesa di sapere. Intendo sapere la verità su cosa è successo qui o là in senso assoluto. Però si fanno domande. Propongono la loro 'opinione' su un dato fatto o scritto o situazione socio-cultural-politica.
E voi? Ce le avete delle opinioni in proposito? Sapreste sostenere una conversazione su Biagi o Tortora o chivipare?
Leggeteli.

Su ibs:
>> Confine di Stato
>> Pagano

Buon we!
Barbara
 
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Commenti
#1    15 Settembre 2007 - 12:01
 
Passavo...
per caso...
lascio saluto...
e scappo via...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ecko

#2    15 Settembre 2007 - 13:31
 
Grazie! Buon fine settimana anche a te. Un abbraccio e un sorriso.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ValentinaD

#3    15 Settembre 2007 - 13:49
 
Magnifico. Leggerò Sarasso, e leggerò Barbara Gozzi. E ti ringrazio di cuore, intanto, davvero. Mi batterò per meritare sempre quel che hai appena scritto. Con passione, stile e intelligenza. Gran pagina. Danke,
gf
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente franchi

#4    15 Settembre 2007 - 15:04
 
passo di qua tramite segnalazione di GF. Ho letto i suoi due ultimi libri, e. vabbè, il resto importa poco, qui.
"perché oggi ho finito il latte per il cappuccino?"
ecco, questa domanda, secondo me, apre mondi. io la leggo qui, e, beh, mi sembra una cosa da valutare attentamente. perché dietro questa domanda, mi sembra di leggere altro. mi spiego. chi se la pone, prima di tutto, si pone una domanda, che è sempre un buon punto d'inizio, inoltre si pone un "perché" che è una delle parole chiavi per progredire. fino a quando non ci si chiede i perché di certe cose, infatti, e le accettiamo passivamente, rimaniamo fermi. se avessi scritto "ho finito il latte per il cappuccino", questo avrebbe indicato qualcuno che fa una semplice constatazione. qualcuno che non gli interessa altro che il latte per il cappuccino. invece, l'aggiunta di "perché oggi" pone la questione su tutt'altro piano. ci si chiede i motivi per cui, proprio in questo determinato giorno, si sia finito il latte (ci sarebbe poi da dire, latte per il cappuccino, che apre il mondo dei gusti di chi pronuncia la frase). questa domanda può portare a considerare il proprio stile di vita.
cercando la risposta, si può riflettere sui nostri comportamenti. il tipo, immagino, che dopo tale domanda abbia iniziato a dirsi "ieri, ho visto che di latte ce n'era poco, ma l'ho dato ugualmente anche al gatto, e mi sono scordato di andarlo a ricomprare" oppure "non faccio mai caso alle cose da mangiare, mi finiscono e me ne accorgo solo dopo, quando mi servirebbero e non ci sono. un po' come con Samanta, l'ho lasciata scivolare via senza accorgermene, fino a quando non mi son trovato solo, ed ho capito quanto fosse importante. un po' come certi politici, che si concentrano così tanto su se stessi, che non si accorgono quando la gente, il popolo, non li segue più...." e bla bla. boh. non so che mi è preso. forse avevo voglia di scrivere. perdona il lungo e probabilmente fuori luogo commento. ciao.
ndr
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente unpoapolide

#5    15 Settembre 2007 - 16:08
 
Brava Barbara. E grazie per la citazione del post dedicato a "Pagano"
utente anonimo

#6    15 Settembre 2007 - 16:09
 
L'utente di prima non era anonimo :)
Massimo Maugeri
utente anonimo

#7    15 Settembre 2007 - 18:59
 
Buon week-end :-)
Ciao.
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#8    15 Settembre 2007 - 20:26
 
Quante segnalazioni interessanti... :)

gloutch
utente anonimo

#9    16 Settembre 2007 - 21:40
 
GRAZIE!!!

Gordiano Lupi
utente anonimo

#10    21 Settembre 2007 - 09:10
 
Paure, letture e annotazioni

[..] Di recente ho intrapreso un viaggio con un portale che conoscevo bene e leggevo. Sto parlando di Lankelot.. Lankelot è un universo 'strano''in senso buono perchè è popolato da menti pensanti, colte, intelligenti, che si interrogan [..]
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