venerdì, 20 novembre 2009

Quando la letteratura prende corpo su Letteratitudine



Quando la letteratura prende corpo

[qui il link]


nell'open blog di Massimo Maugeri

che ringrazio per l'ospitalità, l'ascolto e la sensibilità.


Il dibattito è aperto a tutti.


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giovedì, 19 novembre 2009

Attorno al corpo di Eluana Englaro: massmedialità (parte II)


Attorno al corpo di Eluana Englaro
sezione III: massmedialità

(seconda parte)


Su
AgoraVox
[QUI il link]


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Oggi si conclude la pubblicazione on line della sezione III di questo progetto.
A differenza delle precedenti e di quella che seguirà (con il contributo di Piero Bocchiaro), questa è la sezione che più ha richiesto un lavoro lungo, metodico, approfondito di studio, analisi, confronto,  'ascolto', riflessione.
L'intento è recuperare le divulgazioni della stampa con particolare attenzione alle modalità mediatiche attraverso le quali è stato presentato, considerato, riportato il corpo di Eluana Englaro. Tali modalità hanno evidentemente ripercussioni dirette nelle percezioni individuali di questo corpo, dei suoi significati sociali, politici, morali, etici fino a diramare tra fedi e credi soggettivi; nonchè negli eventuali 'usi' e trasformazioni in 'strumento' dello stesso.
L'intento dunque, non è filtrare bensì ri-consegnare ciò che la medialità ha già proposto, attraverso riprese e tentativi di riflessioni. La mia voce in quanto relattrice, curatrice del progetto, in questa sezione non c'è, non esprime del 'mio' ( *non* come dichiarazione d'intenti, di certo non di effettive risultanze che non spetta alla scrivente valutare).

Ringrazio Federica Sgaggio che ha collaborato al reperimento del materiale e all'analisi dello stesso.

Barbara Gozzi

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categoria: approfondimenti, barbara gozzi, federica sgaggio, attorno al corpo di eluana engla
mercoledì, 18 novembre 2009

Gli occhi.

Ha le mani abbandonate davanti alla faccia. Non a coprirla, appena a sfiorarne gonfiori, protuberanze deformanti.
Sul tavolo
il collo molle si è plasmato sulla composta rigidità del legno fresco. Le spalle assestate in un'immobilità forzata dall'asse di equilibrio inanimato.
L'oscurità dei capelli nasconde pezzi di schiena allungandosi fino alla scollatura, i seni potrebbero sporgersi ma le ciocche li hanno affogati nel loro stesso respiro.
La discontinuità della pelle riaffiora lentamente, attende. Appena lo sguardo si concentra, si abitua a regolazioni di spessori, umori e consistenze. Il suo pallore è contrastato da chiazze intense, d'un rosa antico rubato alle tempere di altri banchi.
Resta un agglomerato storto, dall'alto, dal basso, lo sguardo non può evitarne l'inversione naturale. La rotazione nella posa, ossa e carni lasciate allo stantio d'un attimo perdurante. Il sangue, se c'è, se ancora resiste e si muove, non traspare. Dovrebbe, pensa l'occhio osservatore, eppure dovrebbe esserci, da qualche parte, magari entro una minuscola vena sporgente, ma dovrebbe. Invece no.
Una chiazza spessa collega lo spazio tra le ciglia. Un'irritazione che ha irruvidito i tessuti rendendoli seghettati, colline selvatiche. La fronte è appena una sequenza di strisce.
I capelli la proteggono. I capelli possono tutto perchè invadono, fagocitano, curano, annullano. I capelli le respirano sopra, la schiacciano come se potessero fonderla col tavolo di legno nocciola. Come se in quella posa forzata eppure lasciva, da caduta mai ripresa, come se potessero restituirla per ciò che è. Come se quel mutare forme di carne fosse un'essenza preziosa da trattenere, preservare, ancorare per non rischiare derive. Altre perdite.
Pezzetti di epidermide secca, morta, si staccano disperdendosi ovunque.  Infettano l'aria. Dal naso gocce di muco espongono teste tondeggianti, calde. In un angolo delle labbra, quello incurvato verso il basso, scende inesorabile un rivolo di saliva molle, raggrumata, che raggiunto il legno lo ammorbisce.
Ma.
Nel silenzio.
Spalancati, enormi, gialli e neri, restano l'unico residuo della precedente consistenza. Gli occhi.
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martedì, 17 novembre 2009

Giorgio Vasta: fatti sospesi, incapacità di fare i conti con la responsabilità

[Estratto da 'L'Italia è un paese gravitazionale' di Giorgio Vasta, on line sul Blog di Minima e Moralia - Bg.]

"La legge morale alla quale ci siamo ogni giorno addestrati, alla quale ci siamo assuefatti e che abbiamo per intero introiettato, ci dice che un fatto teoricamente pesante, un fatto grave, nel momento in cui viene lasciato sospeso non cade, resta sospeso, gonfiato dall’elio del nostro cosiddetto carattere nazionale: la tendenza all’indistinzione, la riduzione al farsesco, l’incapacità storica di fare i conti con la responsabilità. In altri termini, al prodursi delle cause non corrisponde il prodursi degli effetti. Il fatto grave non genera conseguenze, e se le conseguenze – le responsabilità connesse all’analisi delle conseguenze – sono ciò che misura la dimensione dei fatti, è come se questi fatti non ac-cadessero.
La scorsa estate, osservando la testa di Berlusconi fluttuare nel cielo – e con la sua anche le nostre – ho pensato che la scomparsa della gravità, o meglio la violazione sistematica di questo meccanismo in ambito morale, è uno dei modi in cui l’Italia dimostra di essere un paese non leggero ma inconsistente. Osservando la testa di Berlusconi ondeggiare impalpabile e delicata sulla gente mi sono reso conto che adesso – un adesso che perdura da almeno una quarantina d’anni e che è riuscito ad accelerare vertiginosamente negli ultimi quindici – l’Italia è un paese nel quale, ad altezze diverse, dappertutto galleggiano palloncini, fatti inconseguenti, cause senza effetti, come nella parata di una festa infinita.
Osservando la testa di Berlusconi tremolare indistruttibile all’orizzonte, chinarsi un attimo per un colpo di vento e risollevarsi subito come un coltello a molla, ancora con lo sguardo radioso fisso nel futuro, ho provato una struggente nostalgia della gravità. E ho sentito che mi manca l’aria."

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martedì, 17 novembre 2009

Inesistenze

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lunedì, 16 novembre 2009

Marco Mancassola: l'anno dei corpi

[QUI la versione integrale del pezzo, notevole per spunti, diramazioni e riflessioni generali. Bg]

[...]
Nel corso di questo anno ci sono stati dibattiti sull’opportunità di fondare analisi politiche in base a simili vicende. Sarà ricordato, dunque, anche come l’anno in cui tutti ci siamo chiesti, una volta per tutte, quale sia il confine tra pubblico e personale, tra corpo politico e corpo intimo.
[...]
Di mezzo non ci sono solo i corpi dei politici e non solo le questioni del sesso. Sempre più il corpo sarà campo di battaglia e senza sosta saremo chiamati a riflettere sulla nostra dimensione fisica, sul nostro essere più o meno liberi, sulla nostra capacità di vivere il corpo in modo il più possibile trasparente, ovvero in un modo che non ci renda ricattabili. L’Anno del Corpo ci renda più consapevoli.
[...]
Ma perché i discorsi sul corpo diventano tanto centrali? Per motivi che vanno oltre le solite ossessioni vaticane. Perché l’avanzare delle biotecnologie mette in subbuglio le biopolitiche; perché nel gioco contemporaneo ci sentiamo sempre più relegati al ruolo di cose intercambiabili; perché di fronte al tramonto di ogni orizzonte di senso condiviso, il corpo è tutto ciò che resta, unico sintomo della nostra incerta presenza. Molti possono essere i motivi, non ultimo il nostro trovarci a vivere nostro malgrado nello spettacolo totale. Ovvero in quella dimensione in cui la realtà ha sempre meno l’aroma della realtà, dove ognuno si sente obbligato a dare spettacolo di sé stesso dentro e fuori la rete, dove tutto, i nostri discorsi, i nostri incontri, i nostri gesti, sembra uscire dal copione di uno scadente show. In questo copione, la scena erotica è pur sempre la scena clou; il nostro corpo è il principale mezzo di performance.
[...]
Questa svolta percettiva, da tempo segnalata da vari studiosi, riguarda le generazioni giovani e non solo. Di fronte a essa il dolore dei corpi, con il suo realissimo dramma, irrompe come un imbarazzante problema, catalizzando attenzione spettacolare molto prima che umana pietà. A questo riguardo possiamo capire il dilemma di scelte come quella di Beppino Englaro, che decise di non diffondere le foto del corpo della figlia in stato vegetativo, di non immetterle cioè nel circolo mediatico dello spettacolo, pur sapendo che questo avrebbe forse aiutato la sua causa; o della famiglia di Stefano Cucchi, che ha invece diffuso le immagini del corpo massacrato del figlio, nonostante i pericoli dello spettacolo, proprio per ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica.
[...]

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lunedì, 16 novembre 2009

Progetto 'i corpi nella letteratura italiana contemporanea': MISSION



[Cliccare sull'immagine per accedere a link su AgoraVox]

Alcuni punti del progetto:
WHY?
briciole seminate


Immagine di FotoRita [Alistar maniac] che si ringrazia.

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domenica, 15 novembre 2009

Corpi: i movimenti (dei collegamenti tra corpi in movimento, sentire, autori e arte)

[Questa prima parte è un estratto di alcuni appunti di prossima pubblicazione sul saggio 'Dissolvenze' a cura di N.Vallorani, Il Saggiatore, 2009 - Bg]

C’è un sottile filo, che richiama a un nodo centrale (fortemente attuale), negli scritti di Garlaschelli e Vallorani: i corpi come movimenti.

‘Movimenti’ da intendersi come azioni, gesti, carne che si sposta, fa, agisce. Ma sono ‘movimenti’ anche le mutazioni, i cambiamenti a cui i corpi sono soggetti malgrado ciò che si vorrebbe, malgrado le volontà e l’impegno di mantenerli sani, belli, perfetti nell’estetica consumistica che associa apparenza ad accoglienza vuota da accettazione sociale fugace.
I corpi sono movimenti.
Questo dicono gli scritti di Garlaschelli e Vallorani, che partendo da due punti distanti (l’accadimento che danneggiando il corpo ne limita le mobilità, sposta equilibri di movimenti anche basilari – per Garlaschelli – e la malattia, nella fattispecie l’Aids, che deturpa il corpo anche nel suo impatto sociale, entro maglie che riconoscono nel contagio la colpa, nei tocchi la trasmissione del male che quello stesso corpo ha cercato facendo ‘cose cattive’ e in esse è mutato), si ricollegano entro dinamiche di ‘movimento’, ammissioni di variabili spesso imprevedibili e incontrollabili che spostano equilibri, costringono i corpi a mutare percezioni, intenti, energie.

“L’incidente mi ha messo di fronte alla verità che il corpo muta n continuazione, a diverse velocità e che è, nonostante tutti gli studi e le analisi, un anagramma difficilmente decodificabile.

I corpi raccontano storie che non sempre è possibile comprendere. I corpi cambiano. […] Il corpo umano è legato al movimento. Noi immaginiamo i corpi come una somma di gesti, guizzi, scatti. I corpi vivi sono il movimento. Concepire un corpo vivo immobile per sempre è quasi un controsenso. […]… quella che era la tua casa, quello che eri tu – e cioè il tuo corpo – diventa d’improvviso altro da te. La cosa strana è che di molti non ricordo bene il volto, a di tutti ricordo i corpi.”
(pag.136- il corpo saggio di Barbara Garlaschelli)

“I malati di Aids, dunque, sono definiti da un destino doppio, che combina la morte fisica con la morte sociale, e che è l’origine e la conseguenza della loro invisibilità. L’Aids è un segno che non può essere cancellato. Esso possiede una potenza narrativa che risiede nella sua capacità di determinare una revisione radicale nell’anatomia del corpo e nel produrre un nuovo tipo di soggetto sociale: né maschio né femmina, né bianco né nero, né ricco né  povero, questo corpo è qualificato soltanto dalla sa necessaria esclusione dalla collettività. […] L’immagine del corpo del malato come contenitore infetto produce la necessità di prendere distanza da esso, designandolo come anomalo e dunque irrevocabilmente Altro.”
(pag. 166 – visioni per ciechi di Nicoletta Vallorani)

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Sempre entro lo stesso filo sottile, una settimana fa Federica Sgaggio mi segnalò una mostra che stava visitando su Francis Bacon:

Francis Bacon's studio (dal dublin city gallery the hugh lane)

Federica ne ha scritto (grazie): Bacon mi sta dicendo qualcosa.

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domenica, 15 novembre 2009

Foucault: Diritto di morte e potere sulla vita

Si potrebbe dire che al vecchio diritto di far morire o di lasciar vivere si è sostituito un potere di far vivere o di respingere nella morte. E' forse così che si spiega il discredito della morte che caratterizza la desuetudine recente dei rituali che l'accompagnavano. La cura che si pone nell'evitare la morte è legata al fatto che le procedure di potere non hanno cessato di allontanarsene piuttosto che ad una nuova angoscia che la renderebbe insopportabile alle nostre società. Con il passaggio da un mondo all'altro, la morte era la sostituzione di una sovranità terrestre ad opera di un'altra, molto più potente; il fasto che la circondava partecipava alla cerimonia politica. E' ora sulla vita e lungo il suo svolgimento che il potere stabilisce la sua presa: la morte ne è il limite, il momento che gli sfugge; diventa il punto più segreto dell'esistenza, il più "privato".[...]
Non bisogna stupirsi che il suicidio [...] sia diventato nel corso del XIX secolo uno dei primi comportamenti ad entrare nel campo dell'analisi sociologica; esso faceva apparire, alle frontiere e negli intersistizi del potere che si esercita sulla vita, il diritto individuale e privato di morire. Quest'ostinazione a morire [...] fu uno dei primi stupori di una società in cui il potere politico si era dato il compito di gestire la vita.
[...] La vita come oggetto politico è stata in un certo qual modo presa alla lettera e capovolta contro il sistema che cominciava a controllarla. E' la vita, molto più del diritto, che è divenuta allora la posta in gioco delle lotte politiche, anche se queste si formulano attraverso affermazioni di diritto. Il "diritto" alla vita, al corpo, alla salute, alla felicità, alla soddisfazione dei bisogni, il "diritto" a ritrovare, al di là di tutte le oppressioni o "alienazioni", quel che si è  e tutto quel che si può essere, questo "diritto" così incomprensibile per il sistema giuridico classico, è stato la replica politica a tutte queste nuove procedure di potere che, a loro volta, non partecipavano nel diritto tradizionale della sovranità.

Michael Foucalt


[Estratti da Droit de mort et pouvoir sur la vie, Paris, 1976]
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venerdì, 13 novembre 2009

E ora?

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